Disponibili XenApp e XenDesktop 7.12!

Citrix ha rilasciato la nuova release 7.12 di XenApp e XenDesktop. Così, nel periodo Natalizio, ecco il primo regalo! Molte novità importanti, alcune funzionalità ritrovate dalla versione 6.5, ottimizzazioni ecc…vediamo insieme: Ecco le novità più importanti della nuova release 7.12: High Continua a leggere Disponibili XenApp e XenDesktop 7.12!

MVP RECONNECT



Dear Andrea Gallazzi,

Once an MVP, always part of the MVP community!

You belong to a very special group of technical leaders and we are extremely happy to extend you the opportunity to join the MVP Reconnect program! As a member of this community, you can expect networking opportunities, recognition, and engagement offerings like speaking invitations and community events.
You are one of the very first members to join this new community and as such, you will be able to make your mark and shape the future of this program. We’d love to see you on our exclusive Yammer channel sharing your ideas, providing your feedback, and creating new conversations for those who will soon be joining. We are looking for a permanent networking platform that provides a fresh, modern experience, and we would love to share with you some of the ideas we have cooked up!





Sull'onda di "Gallina vecchia fa buon brodo" eccomi qui, ancora una volta a far parte della community MVP Reconnect. :-)

Davvero una bella iniziativa per riconnettere i vecchi MVP e per fare community! 

Che dire! Grazie Microsoft! Ottima idea e devo dire anche furba!! Bravi!



   




Installazione GLPI in ambiente Windows

Quando le infrastrutture informatiche assumo dimensioni consistenti o la cui complessità richiede più persone per la gestione comincia a farsi sentire l’esigenza di adottare un software per la gestione del parco informatico e del servizio di helpdesk. Un altro scenario in cui tali tipi di software sono particolarmente utili è quello in cui un fornitore di servizi informatici si trovi a dove gestire più piccole aziende con la necessità di offrire un servizio di helpdesk e anche la gestione del parco macchine e apparecchiature dei proprio clienti.

Vari sono i software che propongono soluzioni in tal senso, ma molti di essi affrontano il problema tramite scansione della rete per rilevare in modo automatizzato gli asset informatici presenti, sebbene questo tipo di approccio sia in determinati scenari molto pratico in altri può non essere applicabile o comodo. Infatti in scenari in cui non tutti gli asset possono essere gestiti tramite rilevazione automatica in rete in quanto non raggiungibili o privi di interfaccia di rete o ancora perché è necessario poterli gestire prima che vengano inseriti in rete (si pensi ad esempio ad asset mantenuti in magazzino come ricambi).

Inoltre molto spesso la necessità della gestione del parco informatico parte da specifiche necessità di carattere più amministrativo che tecnico, come la gestione dei rinnovi delle garanzie, la gestione del mazzino, la gestione della posizione fisica degli asset o il computo dell’impatto dell’helpdesk declinato in base alle richieste o per tipologia di asset su cui sono avvenuti gli interventi.

Un prodotto che risponde a queste esigenze è GLPI (Gestion Libre de Parc Informatique), un progetto Open Source gratuito distribuito sotto licenza GPL che consente l’IT Asset Management, l’issue tracking system, fornisce una soluzione di service desk solution e consente la gestione di tasks amministrativi e finanziari, di seguito alcune interessanti caratteristiche:

  • Gestione di Multi-entities (multi-park, multi-structure)
  • Gestione Multiutenza
  • Sistema di autenticazione multipla (locale, LDAP, AD, Pop/Imap, CAS, x509…) e multi servers
  • Multilingual (al momento sono disponibili 45 localizzazioni)
  • Gestione di Permissions e profili

Per l’elenco completo delle caratteristiche si veda FEATURES LIST OF GLPI.

GLPI è un applicazione web-based nata nel 2003 come progetto Community based a cui chiunque può contribuire tramite lo lo sviluppo di moduli su GitHub – GLPI o mediante lo sviluppo di GLPi plugins, il progetto ha subito negli anni varie evoluzioni sino ad arrivare all’attuale versione 9.1.1, di seguito la time line dell’evoluzione del progetto tratto dalla pagina Wikipedia dedicata al progetto.

Prerequisiti d’installazione di GLPI

Come riportato nel seguente Prerequisites for installing GLPI l’applicazione web ha i seguenti prerequisiti software:

  • Un Web Server con supporto PHP (Apache 2 o superiore oppure Microsoft IIS)
  • PHP 5.3 o superiore (si veda il seguente Web Server Prerequisites per le estensioni PHP richieste
  • Database MySQL 4.23, ma è raccomando utilizzare per ragioni di performance la versione 5.5.x, in alternativa è possibile utilizzare il DBMS MariaDB (a riguardo si veda Database server Prerequisites)

Dal momento che come viene riportato in Database server Prerequisites, GLPI utilizza l’engine MyISAM non è possibile al momento utilizzare SQL Server come DBMS in quanto quest’ultimo utilizza un engine derivato da quello di Sybase SQL Server frutto di una partnership tra Microsoft e Sybase del 1987 (per maggiori dettagli sulla storia dell’evoluzione dell’engine di SQL Server si veda SQL MythBusters – “SQL Server is really a Sybase product not a Microsoft one.”).

Scenario d’installazione

Nel seguente articolo GPLI sarà installato su IIS 8.5 in Windows Server 2012 R2 utilizzando Microsoft Web Platform Installer 5.0 per installare la versione PHP 7.0.9 a 64 Bit, mentre per quanto riguarda il DBMS sarà installato MariaDB 10.1.19 a 64 Bit.

La scelta di non utilizzare MySQL ma MariaDB che è uno dei fork del primo, nato il 29 ottobre 2009, e scritto dagli sviluppatori originali di MySQL dipende dal fatto di utilizzare un DBMS totalmente OpenSource dal momento che andrà a supporto di un applicativo Open Source qual è GLPI. MySQL infatti dalla versione 5.5 include estensioni non Open Source disponibili solo nella versione Enterprise, tale evoluzione di MySQL è frutto dell’acquisizione di Sun Microsystems da parte di Oracle avvenuta il 27 gennaio 2010 (per quanto riguarda l’evoluzione di MySQL e la nascita MariaDBa riguardo si vedano le relative pagine su Wikipedia). In conseguenza al fatto che MySQL non è più un DBMS solo Open Source (esistono infatti due versioni quella Open Source denominata MySQL Community Server e quella proprietaria denominata Enterprise Server) ha portato vari progetti Open Source a sostituire MySQL con MariaDB, come ad esempio Wikipedia (a riguardo si veda Wikipedia Adopts MariaDB) e alcune distribuzioni Linux quali ad esempio Fedora e RedHat (a riguardo si veda Oracle who? Fedora & openSUSE will replace MySQL with MariaDB).

Per quanto riguarda i prerequisiti hardware dovranno essere rispettati almeno quelli consigliati per il sistema operativo (a riguardo si veda System Requirements and Installation Information for Windows Server 2012 R2):

  • Processore almeno 1.4 GHz a 64-bit
  • 1024 MB di Ram e nel caso una macchina virtuale in Hyper-V è preferibile utilizzare la memoria statica
  • 32 GB per il volume dedicato al sistema operativo, è preferibile installare GLPI e il relativo database su un volume dedicato

Dal momento che i vari pacchetti d’installazione di PHP e MariaDB sono disponibili solo in lingua Inglese è consigliabile installare anche il sistema operativo in lingua Inglese configurando le impostazioni del ormato data e ora per la nazionalità italiana. Al termine dell’installazione aggiornare il sistema installando gli aggiornamenti necessari.

Per la documentazione relativa a GLPI si faccia riferimento al Wiki del progetto, mentre per ulteriori informazioni sui prerequisiti si veda https://github.com/glpi-project/glpi mentre per informazioni sui changelog delle varie versioni si veda https://github.com/glpi-project/glpi/releases

Installazione del ruolo Web Server (IIS)

Installare il ruolo Web Server (IIS) con le impostazioni di default, al termine dell’installazione aggiornare il sistema installando gli eventuali aggiornamenti necessari.

Come indicato nei seguenti non è possibile (fatta esclusione per alcune cartelle) spostare IIS su un volume dedicato in quanto IIS è un componente di sistema:

Installazione PHP

Il modo più pratico per installare PHP è quello di utilizzare il Microsoft Web Platform Installer, attualmente è disponibile la versione 5.0 che va installata prima di poter avviare l’installazione del PHP. Per avviare l’installazione del Microsoft Web Platform Installer occorre prima disabilitare la funzionalità IE Enhanced security Configuration per il gruppo Administrators (terminata l’installazione sarà possibile riabilitare tale funzionalità).

Una volta installato il Microsoft Web Platform Installer sarà possibile installare PHP selezionando PHP 7.0.9 a 64 Bit tra i prodotti del gruppo Frameworks

L’installazione comporterà l’installazione di ulteriori package e features:

Per verificare la funzionalità di PHP è possibile creare un file phpinfo.php in %SystemDrive%\inetpub\wwwroot col seguente contenuto:

<?php phpinfo(); ?>

Aprire poi la pagina http://localhost/phpinfo.php che mostrerà le informazioni di configurazione tra cui il percorso del file ini di configurazione per default in (%ProgramFiles%\PHP\v7.0\php.ini)

Abilitazione dell’estensione PHP FileInfo e verifica delle configurazioni nel php.ini

Modificare il file %ProgramFiles%\PHP\v7.0\php.ini aggiungendo nella sezione [ExtensionList] la seguente impostazione:

extension=php_fileinfo.dll

Come indicato nel seguente Web Server Prerequisites verificare che le seguenti variabili nel file %ProgramFiles%\PHP\v7.0\php.ini rispettino le seguenti indicazioni (le impostazioni predefinite dovrebbero essere coerenti a tali indicazioni):

memory_limit = 64M ; // Minimum Value
file_uploads = on ;
max_execution_time = 600 ; // Optional but not mandatory
register_globals = off ; // Optional but not mandatory
magic_quotes_sybase = off ;
session.auto_start = off ;
session.use_trans_sid = 0 ; // Optional but not mandatory

Nel caso si intenda utilizzare l’autenticazione integrata di windows abilitare l’estensione LDAP aggiungendo nella sezione [ExtensionList] la seguente impostazione:

extension=php_ldap.dll

Per ulteriori informazioni sulle estensoni PHP in Windows si veda Installation of extensions on Windows.

Terminata l’editazione del file %ProgramFiles%\PHP\v7.0\php.ini riavviare IIS tramite lnternet Information Services (IIS) Manager (InetMgr.exe) o mediante il seguente comando:

iisreset /restart

Installazione del DBMS MariaDB

Scaricare dal sito http://mariadb.org (la pagina di download è disponibile al seguente https://downloads.mariadb.org/) il package per piattaforma Windows a 64 Bit dell’ultima versione di MariaDB, al momento l’ultima versione stabile è la 10.1.19 (mariadb-10.1.19-winx64.msi), come riportato la versione 10.1 ha oltre alla features di MySQL 5.6 & 5.7 anche nuove funzionalità. Sebbene esista anche un package ZIP (mariadb-10.1.19-winx64.zip) questo è indicato solo per semplici scenari di test, ma è meno preformante dell’installazione come servizio e meno sicuro, a riguardo si veda Installing MariaDB Windows ZIP Packages.

Avviare l’installazione di MariaDB 10.1.19 x64 eseguendo il package msi con le seguenti impostazioni (per la documentazione sulla procedura d’installazione si veda Installing MariaDB MSI Packages on Windows).

Accettare l’installazione delle funzionalità di default.

Selezionare Database instance per impostare il path dei file di dati tramite il pulsante Browse, nello scenario di esempio saranno memorizzati in S:\MariaDB 10.1\data.

Impostare la password dell’utente root che dovrà essere utilizzato solo motivi amministrativi

Impostare le proprietà dell’istanza configurandola come servizio come raccomandato e se non è necessario connettersi remotamente al DBMS disabilitare l’opzione di networking (come nel caso dello scenario di esempio in quanto GLPI sarà installato sullo stesso server), in questo caso per la connessione al database sarà utilizzato named pipes. Inoltre dal momento che GLPI per ora non utilizza InnoDB occorre deselezionare l’opzione Optmize for transaction (a riguardo si vedano Closing ticket time issue #1150 e Change storage engine to innodb #644).

Per informazioni sulle impostazioni si vedano le seguenti note riportate in Installing MariaDB MSI Packages on Windows:

  • Install as service
    Defines if the database should be run as a service and the service name. It is recommended to run your database instance as a service as it greatly simplifies database management. The default service name is “MySQL”, for compatibility reasons (this is the same name that “mysqld.exe –install” would choose too).
  • Enable networking
    Whether to enable TCP/IP (recommended) and which port MariaDB should listen to. If security is a concern, you can change the bind-address parameter post-installation to bind to only local addresses. If the “Enable networking” checkbox is deselected, the database will use named pipes for communication.
  • Optimize for transactions
    If this checkbox is selected, the default storage engine is set to Innodb (or XtraDB) and the sql_mode parameter is set to “NO_ENGINE_SUBSTITUTION,STRICT_TRANS_TABLES”. You can also define the Innodb/Xtradb buffer pool size. The default buffer pool size is 12.5% of RAM and depending on your requirements you can give innodb more (up to 70-80% RAM). 32 bit versions of MariaDB have restrictions on maximum buffer pool size, which is approximately 1GB, due to virtual address space limitations for 32bit processes.

Per modificare successivamente le impostazioni è possibili intervenire successivamente editando il file my.ini memorizzato nella directory d’installazione (nello scenario di esempio S:\MariaDB 10.1\data), per informazioni sulla configurazione tramite file d’impostazioni si vedano:

Per connettersi all’istanza di MariaDB è possibile utilizzare HeidiSQL, installato per default insieme a MariaDB, configurando una connessione localmente tramite named pipe, come nello scenario d’esempio.

Creazione del sito e del database per GLPI

Scaricare l’ultima versione di GLPI dal sito http://glpi-project.org (la pagina di download è disponibile al seguente http://glpi-project.org/spip.php?article41), al momento l’ultima versione è la 9.1.1 (glpi-9.1.tar.gz). Estrarre il package tar.gz, ad esempio tramite 7Zip, e copiare la cartella glpi in locale, nelle scenario di esempio verrà copiata inS:\glpi. Quindi creare in IIS all’interno del Default Web Site una Virtual Directory che punta alla cartella gpli in modo da mantenere l’applicazione su un volume diverso da quello del sistema operativo.

Aprire il sito http://localhost/glpi per eseguire la prima parte dell’installazione di GLPI che creerà il database.

Selezionare la localizzazione italiana.

Accettare la licenza (GNU General Public License Versione 2).

Selezionare Installa.

Controllare che tutte le verifiche siano eseguite con successo.

Inserire le credenziali per accedere all’istanza locale (.)del DBMS MariaDB tramite named pipe con l’account root per creare il database.

Creare un nuovo database, nello scenario d esempio sarà denominato glpi.

Attendere la creazione del database

Creazione di un utente per l’accesso al database di GLPI da parte dell’applicazione

Creare tramite HeidiSQL un utente che verrà poi utilizzato dall’applicazione GLPI per accesso locale con soli i privilegi sul database di GLPI, nello scenario di esempio il database è denominato glpi mentre l’utente sarà denominato UsrGLPI.

Installazione dell’applicazione GLPI

Riavviare la procedura d’installazione aprendo nuovamente la pagina http://localhost/glpi rieseguendo le seguenti operazioni:

  • Selezionare la localizzazione italiana.
  • Accettare la licenza (GNU General Public License Versione 2).
  • Selezionare Installa.
  • Controllare che tutte le verifiche siano eseguite con successo.

Inserire le credenziali per accedere all’istanza locale (.)del DBMS MariaDB tramite named pipe con l’account dedicato a GLPI, nello scenario di esempio tale utente è denominato UsrGLPI.

Selezionare il database che verrà utilizzato da GLPI, nello scenario di esempio tale database è denominato glpi (le informazioni relative alla connessione al database verranno memorizzate nel file glpi\config\config_db.php).

Attendere l’inizializzazione del database.

Attendere il termine dell’installazione.

Terminata l’installazione sarà possibile accedere a GLPI tramite la pagina http://localhost/glpi autenticandosi con l’account di amministrazione di default (username=glpi e password=glpi) per iniziare a configurare l’applicazione.

Gestione dei Plugin

Come anticipato all’inizio dell’articolo le funzionalità di GLPI possono essere estese tramite plugins sviluppati da volontari che contribuiscono al progetto, per il catalogo dei plugins disponibili si veda la Plugin directory, mentre se si intende cimentarsi nello sviluppo di un plugin è possibile trovare informazioni utili ai seguenti:

Per quanto riguarda l’installazione di un plugin l’operazione è descritta al seguente Plugin installation Procedure in GLPI e consiste nelle seguenti operazioni:

  1. Eseguire un backup del database (tramite il menù Amministrazione\Manutenzione)
  2. Scaricare il plugin dalla directory GLPI plugins verificando che sia compatibili con la versione di GLPI installata
  3. Estrarre il file .tar.gz in una sottocartella col nome del plugin nella directory glpi/plugins dell’applicazione, per estrarre i file .tar.gz è possibile utilizzare ad esempio 7Zip (il nome della cartella del plugin deve rispettare quello presente all’interno del file .tar.gz altrimenti il plugin potrebbe non funzionare correttamente)
  4. Eseguire il Log off ed un successivo Log in
  5. Installare il plugin tramite il menu Configurazione\Plugins selezinando Installa in corrispondenza del plugin
  6. Attivare il plugin selezinando Attiva in corrispondenza del plugin

Alcuni plugin necessitano di modifiche al database, che verranno eseguite al primo avvio dello stesso, oppure possono essere necessarie configurazion, in questo caso vi saranno avvisi nella pagina dell’installazione/attivazione del plugin.

L’aggiornamento di un plugin è sostanzialmente simile all’installazione, ma con le precauzioni necessarie per consentire un eventuale ripristino alla versione precedente, di seguito le operazioni da eseguire:

  1. Eseguire un backup del database (tramite il menù Amministrazione\Manutenzione) o delle tabelle create dal plugin che dovrebbero essere specificate nel file readme nella directori del plugin syessto (glpi/plugins/<pluginName>)
  2. Rinominare la directory del plugin per esempio da glpi/plugins/<pluginName> a glpi/plugins/<pluginName-Versione>
  3. Procedere nuovamente all’installazione del plugin come visto precedentemente

Se si intende invece rimuovere un plugin è possibile procedere come segue:

  1. Eseguire un backup del database (tramite il menù Amministrazione\Manutenzione)
  2. Accedere all’elenco dei plugin installati tramite il menu Configurazione\PluginsS
  3. Selezionare Disinstalla in corrispondenza del plugin da rimuovere

Si noti che ovviamente l’utilizzo dei plugin comporterà il controllo che questi siano supportati anche nelle future release di GLPI quanto verranno rilasciate e si deciderà di installarle.

Conclusioni

Grazie al Microsoft Web Platform Installer 5.0 che permette di installare velocemente applicazioni PHP in Windows l’installazione di GLPI si risolve velocemente. Con Windows Server 2016 e la sua integrazione nativa con i container Docker tale installazione potrà ulteriormente essere semplificata. Su GitHub sono infatti presenti vari progetti con la finalità di realizzare containe Docker per GLPI, si veda ad esempio driket/docker-glpi – Deploy GLPI (any version) with Docker.

Gestire i server aziendali utilizzando il browser con i Server Management Tools di Microsoft Azure

I Server management Tools sono una funzionalità disponibile su Microsoft Azure, attualmente in Preview, che permette di gestire i Server Windows da qualsiasi parte del mondo con l’utilizzo di un semplice browser!

È possibile infatti gestire Windows Server 2012, Windows Server 2012 R2 e Windows Server 2016 semplicemente creando all’interno della nostra rete una macchina Gateway che avrà il compito di fare da Proxy tra la vostra infrastruttura on-premise e il portale di Microsoft Azure.

Per implementare questa funzionalità sono necessari pochissimi passaggi. Per prima cosa collegatevi al portale di Azure https://portal.azure.com e cercate Server Management Tools. Nel blade che vi si aprirà cliccate semplicemente su Create.

Figura 1: Creazione dei Server Management Tools nel portale di Microsoft Azure

A questo punto vi verrà chiesto di indicare l’indirizzo IP o il nome del server interno della vostra rete che vorrete gestire, la Sottoscrizione Azure da utilizzare, Il Resource Group, il Gateway che volete utilizzare e la Location dove crearlo.

Il Gateway va creato la prima volta e potrete riutilizzarlo per tutti i computer che vorrete gestire, mentre sarà necessario creare una connessione per ogni singolo server on-premise.

È importante ricordare che NON è necessario che sia configurata una virtual network (VNET) tra Microsoft Azure e l’Azienda. Il Gateway si connetterà ad Azure utilizzando una connessione HTTPS iniziata dall’interno della vostra infrastruttura.

Figura 2: Creazione della Connessione al Gateway

Dopo pochi istanti verrà creata la connessione. Nel Blade della connessione verrà mostrata una barra arancione che vi indicherà che il Gateway non è stato creato. Cliccate sulla barra per far aprire un nuovo blade e seguite le istruzioni. Dopo aver verificato che il server che avete in azienda e che volete configurare come Gateway abbia i prerequisiti software richiesti (versione del sistema operativo e del Windows Management Framework 5.0), generate il link per scaricare il pacchetto di configurazione automatica.

Figura 3: Generazione del pacchetto di configurazione automatica

A questo punto andate sul vostro server on-premise e scaricate il pacchetto di configurazione. Dopo averlo estratto troverete al suo interno due file: l’installer in formato MSI e il file di configurazione in formato JSON.

Figura 4: Gateway Service installer

Poiché tutte le connessioni verso il Portale Azure saranno crittografate, durante l’installazione del Gateway Service vi verrà chiesto di utilizzare un certificato digitale esistente o di generarne uno self-signed. Nel mio caso ho utilizzato un certificato autofirmato.

Figura 5: Generazione del certificato Self-signed

É importante considerare che se volete gestire delle macchine in workgroup, dovete eseguire sul Gateway il comando winrm set winrm/config/client @{ TrustedHosts=”indirizzo ip del server on-premise da gestire” }, per aggiungere la macchina remota agli host attendibili. È possibile anche usare il comando winrm set winrm/config/client @{ TrustedHosts=”*” } per considerare attendibili tutti gli host remoti.

Terminata l’installazione fate Refresh nella schermata del nostro portale Azure e cliccate sul tasto Manage as per inserire le credenziali amministrative della macchina On-premise che volete gestire.

Come esempio voglio gestire una macchina Windows Server 2012 R2 con indirizzo IP 192.168.11.208 che si trova nel mio laboratorio Hyper-V ed è nella stessa rete del Gateway. Uno dei prerequisiti per le macchine Windows Server 2012 e Windows Server 2012 R2 è che sia installato Windows Management Framework 5.0. Se il software non è installato vi apparirà un warning e potrete installarlo lanciandolo da portale di Azure.

Figura 6: Installazione dei prerequisiti mancanti in Windows Server 2012 R2

Figura 7: Prerequisiti aggiunti automaticamente nella cartella C:\SMTInstallers

Terminata l’installazione dei prerequisiti il nostro server è pronto per poter essere gestito.

Figura 8: Dati ricevuti dalla macchina on-premise

Figura 9: Verifica delle funzionalità della macchina on-premise

Funzionalità meritevole di essere presa in considerazione è quella relativa alla possibilità di eseguire cmdlet e script in PowerShell direttamente da Azure e di avere a disposizione sia l’autocompletamento delle cmdlet con il tast TAB che il pannello Commands, che dopo essersi connesso alla macchina remota ci mostra tutte i moduli di PowerShell installati e quindi disponibili in quella macchina.

Figura 10: Gestione remota tramite PowerShell

Per gestire altre macchine vi basterà ripetere la stessa procedura di creazione dei Server Management Tools, cercando “Server management tools” del Marketplace del portale Azure.

Trovo questa funzionalità particolarmente interessante per poter gestire le macchine installate in modalità CORE e le macchine NANO SERVER, che non hanno interfaccia grafica. In più poter gestire da un qualsiasi browser le funzionalità più importanti di Windows Server semplifica enormemente il lavoro del System Administrator.

PASS GIVC – Rispondere agli Extended Event in tempo reale

Il prossimo webinar del PASS Italian Virtual Chapter è programmato per mercoledì 7 dicembre 2016 alle ore 18:00.

Gianluca Sartori (@spaghettidba) ci spiegherà come sia possibile “Rispondere agli Extended Event in tempo reale”.

Questo è l’abstract del webinar:

Gli Extended Event consentono di accedere a informazioni molto dettagliate riguardo il comportamento interno di SQL Server. Tuttavia, confrontate con altre tecnologie come SQL Trace e Event Notifications, sembra mancare un modo per reagire ad un evento non appena si verifica. In questa sessione vedremo come gli Extended Events possono essere processati in tempo reale utilizzando la streaming API. Dimostreremo inoltre come questa tecnologia apre nuovi scenari e nuove possibilità per risolvere problemi comuni, come ad esempio catturare e notificare deadlock e sessioni bloccate.

Per effettuare la registrazione, puntate il vostro browser qui.

Utilizzare Apache Zeppelin con SQL Server

zeppelin

Apache Zeppelin é un “web-based notebook” che permette di eseguire query verso le piú disparate sorgenti dati, anzi Big Data, manipolando il risultato ottenuto per visualizzare tabelle o grafici, mixando il tutto anche con la possibilità di scrivere del markdown e poter organizzare lo spazio del notebook ridimensionando i paragrafi e trascinandoli dove si vuole. Ottimo, insomma, per creare dashboard al volo Ma non solo: personalmente lo trovo fantastico per lavorare sui dati in modo interattivo. Utilissimo chiaramente per chi si occupa di Data Science, è un ottimo strumento anche per tutti coloro che hanno “solamente” a che fare con i dati tutti giorni. Lo scopo di Apache Zeppelin, infatti, é quello di rendere possibile le attivita di

  • Data Ingestion
  • Data Discovery
  • Data Analytics
  • Data Visualization & Collaboration

tramite un’interfaccia interattiva a notebook, lanciata in origine da Jupyter (quando ancora si chiamava IPython) e che ha preso piede un po’ ovunque (tanto per citare l’ultima novitá in casa Azure: https://notebooks.azure.com)

Tutto molto bello ma manca il supporto nativo per SQL Server, Azure SQL ed Azure DW.

Dall’inzio del 2015 ho inziato a lavorare su un Interprete specifico per SQL Server, per poter sfruttare al 100% le possibilitá del nostro beneamato engine. Nei giorni scorsi ho rilasciato l’interprete per l’ultima versione stabile di Apache Zeppelin, la 0.6.2, e, dato che tutto é fatto in Java, per semplificare il processo di download ed installazione ho creato e pubblicato un’immagine Docker cosi che sia possibile eseguire Apache Zeppelin senza doversi preoccupare della tecnologia utilizzata per farlo funzionare.

Qui potete trovare i primi di una serie di post che ho in programma di pubblicare per mostrare come poter usare Apache Zeppelin:

Dimensione massima file *.PST e *.OST

A partire da Outlook 2013 il nuovo formato Unicode per i file pst/ost ha aumentato la dimensione massima del file che è di 20GB (Outlook 2003 e 2007) e di 50GB per (Outlook 2010, 2013 e 2016).

Se fino a qualche anno fa queste dimensioni di un file di posta erano esagerate oggi non lo sono più molto e spesso mi ritrovo con clienti che hanno più di 50GB di posta, in questo caso Outlook inizia a non poter più gestire la posta e ci ritroviamo con problemi di sincronizzazione e indicizzazione.

Fortunatamente questo limite può essere aumentato semplicemente modificando due chiavi di registro, direttamente sul singolo PC oppure tramite Group Policy, le chiavi in questione sono:

HKEY_CURRENT_USER\Software\Microsoft\Office\xx.0\Outlook\PST\MaxLargeFileSize
HKEY_CURRENT_USER\Software\Microsoft\Office\xx.0\Outlook\PST\WarnLargeFileSize

Dove al posto di xx dovete sostituire la versione di Outlook installata secondo la tabellina:

  • 16 – Outlook 2016
  • 15 – Outlook 2013
  • 14 – Outlook 2010
  • 12 – Outlook 2007
  • 11 – Outlook 2003

il significato delle due chiavi è:

  • MaxLargeFileSize: Dimensione massima del file pst o ost espressa in MB, quindi se vogliamo impostare il valore a 100GB dobbiamo inserire 1024000.
  • WarnLargeFileSize: Soglia di warning riferito alla dimensione massima impostata con il parametro precedente espressa in MB. Si consiglia di impostarla ad un valore pari al 95% della dimensione massima.

 

OpBot virtual assistant per VMware vSphere

OpBot virtual assistant per VMware vSphere

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OpBot è un nuovo tool gratuito rilasciato da Opvizor che permette l’accesso ai vari ambienti vSphere da qualsiasi parte nel mondo senza richiedere la VPN per la connessione.

Non utilizzando connessioni VPN, sessioni RDP o hotspot mobili, si risparmia molto tempo durante la connessione ai sistemi perchè non è necessario attendere per le risposte del vSphere Web Client.

Con OpBot è possibile ottenere velocemente informazioni relative all’ambiente vSphere:

  • configurazione delle VM e Host
  • le più recenti VM, prestazioni dell’Host
  • le più recenti VM, memoria dell’Host, utilizzo del disco

Questo tool può essere utilizzato per leggere le informazioni del proprio ambiente vSphere e può anche essere connesso con il tool Performance Analyzer per ottenere nuove possibilità remote di troubleshooting ed analisi.

 

Come funziona

OpBot consiste in una piccola appliance basata su Debian che include i componenti per una ChatBot e una connessione VMware vSphere API intermedia che deve essere installata negli ambienti vSphere a cui ci si vuole connettere.

Per interrogare l’ambiente, OpBot utilizza un account read-only di VMware vSphere.

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La ChatBot (OpBot) si connette alle API Slack e viene vista come un normale utente di chat con cui è possibile comunicare in attesa dei comandi tramite i canali o messaggi privati. E’ consigliata la creazione di un account dedicato Slack per l’utilizzo di OpBot.

L’output dei comandi predefiniti è pubblicata direttamente nella chat.

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Creare un nuovo bot in Slack

Effettuare il login o creare un nuovo account in Slack ed accedere alla pagina custom bot. Scegliere uno Username per il boot da creare e cliccare su Add bot integration.

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Compilare i campi richiesti e cliccare sul bottone Save Configuration. Annotare il parametro API Token che sarà richiesto successivamente per la configurazione dell’appliance.

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Il boot creato viene visualizzato sotto la voce DIRECT MESSAGE nel proprio account Slack.

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Installare l’appliance OpBot

Dal vSphere Web Client, effettuare un click con il tasto destro del mouse sul cluster o resource pool e selezionare la voce Deploy OVF Template.

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Cliccare sul bottone Browse e selezionare il file OVF di OpBot e cliccare Next.

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Cliccare Next.

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Specificare un Name e selezionare una cartella, successivamente cliccare su Next.

opbot10

Selezionare la locazione in cui salvare l’appliance e cliccare Next.

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Nella sezione Setup networks, il campo IP Allocation deve essere impostato con il valore Static – Manual. Cliccare Next.

opbot12

Nell’area Network digitare tutti i parametri di rete richiesti.

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Effettuare la stessa operazione nell’area opBot configuration inserendo il corretto Slack token precedentemente annotato. Come credenziali per accedere a VMware vCenter è consigliato utilizzare un utente dedicato con permessi read-only per motivi di sicurezza. Cliccare su Next per continuare.

opbot14

Cliccare Finish per avviare l’installazione.

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Utilizzare OpBot

Avviare l’appliance nell’ambiente a cui ci si vuole connettere ed effettuare il login a Slack con il proprio account.

Digitare il comando hosts nella chat Slack e premere Enter. Si riceve la lista completa degli host ESXi connessi a quel particolare vCenter.

# hosts

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Per ottenere una lista completa dei comandi disponibili in OpBot, digitare nella chat il comando help.

# help

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Per ambienti grandi, è possibile filtrare le entità digitando vm name*vm in host name* oppure vm in cluster name*. Ad esempio, per visualizzare tutte le VM con OS Windows 2012 (identificate nel mio lab con il nome w12r2-xxxxxx) digitare il comando:

# vm w12r2*

opbot18

E’ possibile inoltre gestire sistemi VMware vCenter multipli installando l’appliance in ogni vCenter aggiungendo l’integrazione del bot in Slack.

Il download di OpBot è disponibile presso il sito web Opvizor.

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Aggiornamento della mappa dei percorsi di certificazione Cisco

Cisco ha diversi percorsi di certificazione in differenti tecnologie ( Architect, Cloud, Collaboration, Cybersecurity Operations, Data Center, Design, Industrial/IoT, Routing and Switching, Security, Service Provider, Wireless, Specialist e Other ) e con livelli diversi ( Entry Associate, Professional e Expert). La progressione dei livelli di certificazione è importante per consolidare le conoscenze ed aumentare il […]

L'articolo Aggiornamento della mappa dei percorsi di certificazione Cisco sembra essere il primo su KISS Keep IT Simple Stupid.

PASS Business Analytics Marathon (Dicembre 2016)

La prossima edizione dell’evento PASS Business Analytics Marathon si terrà Mercoledì 14 Dicembre 2016.

PASS BA Business Analytics Webinars (December 2016)

Business Analytics Marathon consiste di 6 webinar sui seguenti argomenti:

  • Linguaggio R
  • Power BI
  • Predictive Analytics

L’elenco completo dei webinar è disponibile a questo link.

L’evento è gratuito, per effettuare la registrazione puntate il vostro browser qui.

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